È uno dei motivi per cui molte coppie, oggi, entrano in crisi: lei ha un lavoro che la tiene fino a tardi in ufficio, e poi la spesa, i figli, la casa, le giornate ingolfate di cose da fare. Lui un contratto a singhiozzo o incarichi precari da freelance che gli lasciano molto tempo libero. Un gap che si apre e la vita a due che si restringe. Lui recrimina, lei si sente in colpa. E la frustrazione cresce. A meno che…

Clelia, 45 anni, è un asso della produzione cinematografica, lavora 16 ore al giorno, ha poco tempo per sé e dedica ogni minuto libero alla famiglia, porta a casa un ottimo stipendio e adora il suo lavoro. Emilio, suo coetaneo e marito da 14 anni, dopo un’ottima partenza come regista, si è fermato, ora fa il montatore in modo saltuario in un service e si occupa ben più di lei dei due gemelli di 9 anni. «Lo amo come il primo giorno ma mi sento una bomba di rancore e rabbia. Emilio considera il mio mestiere come il suo peggior nemico, mi rinfaccia di essere sempre, stanca, distratta e poco interessata a lui o, peggio, ai bambini. C’è di più. I miei successi sono sviliti, faccio salti mortali per coordinare pediatra e tintoria, mi alzo alle 5 per sbrigare il lavoro nel week end e stare con loro, ma è sempre insufficiente per avere la sua approvazione».

Clelia è ad un bivio: «Non ci penso proprio a separarmi ma sogno un matrimonio dove mio marito sia fiero principe consorte di una moglie stimata e benestante, fidato consigliere, amante comprensivo. Se la ruota della fortuna è più dalla mai parte oggi, domani lo sarà dalla sua, ma se anche così non fosse, non è forse più importante essere sereni in casa e con il conto in banca mai in rosso?».

Dall’altra parte d’Italia, a Palermo, Bianca, 38 anni, madre di tre figli, gestisce una situazione familiare ad alto stress con il marito operaio specializzato licenziato dopo vent’anni: «Per fortuna ho trovato subito un lavoro da infermiera, ma questo ribaltamento dei ruoli, lui a casa e io fuori, lo carica di frustrazione, devo abbozzare per evitare litigi già che devo pure pensare come arrivare a fine mese». A Milano, Damiana, 38 anni, appassionata chef, lavora fino a notte fonda mentre il suo fidanzato, due anni più giovane, è un psicologo canino, orario fisso 9 -17: «Ci vediamo molto poco ed è una sofferenza anche per me, ma la mia assenza è rinfacciata di continuo, mi ha anche chiesto di lasciare il lavoro, mi sono talmente risentita che gli ho nascosto la mia recente promozione». I compagni di Clelia, Antonella e Damiana hanno torto? Sono solo maschi incapaci di accettare il ribaltamento dei ruoli oppure sono le loro donne che si fanno travolgere dagli orari di lavoro? È vero che i differenti ritmi di casa/ufficio oppure occupazione/disoccupazione possono stroncare le coppie, anche se c’è ancora un forte sentimento? L’argomento è di grande attualità e di recente se ne occupato pure Elle France constatando che le conseguenze di avere professioni impari o a diverse velocità sono tra le cause di crisi e rotture più attuali nelle convivenze. «Il ritmo dei nostri mestieri condiziona e trasforma le abitudini della coppia tanto più in questo periodo in cui sempre più donne si impegnano in carriere importanti. Serve un impegno da entrambi le parti a mollare le rigidità e adattarsi alle nuove realtà senza essere travolti e uscirne magari fuori con una qualità della vita migliore per tutti» constata la life coach Roberta Bortolucci, autrice di Non ho tempo da perdere. Dedicato alle donne che decidono di volersi bene (FrancoAngeli). A lei abbiamo chiesto dei consigli da mettere in pratica da subito. Per il benessere nostro e della serenità familiare.
Gli uomini devono imparare l’elasticità dalle donne
«Spesso diamo al mestiere che facciamo un esagerato potere di definizione della nostra personalità. Per gli uomini è sempre stato così, per le donne impegnate nella scalate della carriera succede adesso. E questo non è un buon affare in un periodo di crisi economica in cui il lavoro si perde, è precario o di scarsa qualità» dice la life coach. Riferendosi in particolare agli uomini consiglia loro di coltivare una maggiore elasticità già che «mantenere gli stereotipi costa grande fatica e lo stereotipo classico è: il potere al uomo e la cura alla donna.». E allora, se lei è più brava, famosa, ricca o anche solo fortunata in quel momento meglio «uscire dallo spirito competitivo e riappropriarsi del suo ruolo in famiglia a partire da altre prospettive. Se non è più quello che mantiene la famiglia, può diventare autorevole consigliere, amministratore della ricchezza in casa. Oggi molti uomini famosi hanno ritrovato l’orgoglio della figura paterna per la crescita equilibrata dei figli. Non dimentichiamoci che è il padre che, a livello psicologico, ha il compito di insegnare alle figlie femmine il rispetto e la stime di loro stesse e a coltivare quei comportamenti e valori che mantengono e accrescono l’autostima.

 

Le donne devono imparare dagli uomini a godersi l’ozio
«Sarà che fin da piccole siamo state rimproverate se stiamo con le mani in mano ma constato per mia esperienza che le donne faticano a stare sdraiate sul divano» dice Bortolucci. L’esperta suggerisce alle donne di «imparare dai maschi a prendersi il tempo libero senza sensi di colpa e a saper dire di no sul lavoro: questo vuol dire volersi bene. Se abbiamo ruoli di responsabilità e di gestione, concentriamo gli sforzi a creare una leadership che punti sul team e sulla delega. In ufficio ma anche in famiglia. Pensare che i mariti non siano perfettamente in grado di fare tutto, magari a modo loro ma tutto, vuol dire essere complici dello stereotipo che ci vuole regine della casa. Questo però è un falso potere perché nei fatti conduce solo ad una qualità della vita bassa. Siccome nessuno è mai morto di polvere ma stressarsi di perfezionismo invece fa malissimo, è importante ricordarselo ogni volta che ci carichiamo di un compito che potrebbe fare qualcun altro».
Dividersi la fatica, condividere il piacere
«A uomini e donne do un semplice consiglio: dividersi le faccende faticose o noiose e fare insieme quelle più divertenti: cucinare, fare la spesa, invitare le persone a cena, curare le piante. Questo significa però fare uno sforzo insieme per trovare lo spazio e soprattutto per mantenerlo». Qui vorrei aggiungere alcuni consigli pratici:
– Quando tornate a casa, prima di aprire la porta chiedetevi: dove sono qui, ora e adesso. Riappropriatevi del tempo vero, quello che state vivendo e non quello del lavoro che vi portate dietro. Staccate. Un buon metodo antico è lavarsi la faccia con acqua fredda. Vi riporta subito qui.
– Quando l’altro fa o dice qualcosa che vi irrita, provate a non approfondire le sue ragioni ma chiedetevi perché quel commento vi innervosisce. Non potete cambiare l’altro ma potete sempre fare molto su di voi. Per esempio scoprire perché ve la prendete tanto.
– Se volete tornare a parlarvi come coppia non chiedete alla sera: cosa hai fatto oggi- ma piuttosto: cosa vogliamo fare insieme stasera?
– Il senso della polvere di una donna è totalmente invisibile all’uomo. Trovate insieme qual è il limite di sopportazione del disordine e fino a che non l’avete raggiunto, rilassatevi.

Roberta Bortolucci, esperta in Psicologia del cambiamento e dello sviluppo professionale e personale

GIOIA PSICOLOGIA,18/10/2016